“Disbiosi” vuol dire squilibrio della flora intestinale, ma non è una diagnosi medica precisa. Non esiste una definizione condivisa di quale sia il microbiota “giusto”, e i ricercatori stessi segnalano che il termine viene usato in modo circolare (Brüssow, Microbial Biotechnology, 2020). Per questo non esiste un test che la diagnostichi: un panel internazionale di esperti ha concluso nel 2025 che i test del microbiota venduti direttamente al pubblico non hanno un valore dimostrato nella pratica clinica (Lancet Gastroenterology & Hepatology, 2025). Quello che si può fare è capire da dove vengono i disturbi e lavorare sulle abitudini che nutrono la flora.
Trasparenza. In questo articolo citiamo un integratore Longy. Questo sito collabora con Longy e riceve una commissione sugli acquisti fatti dalle schede prodotto.
Quando andare dal medico. Sangue nelle feci, dimagrimento senza motivo, diarrea o stitichezza nuove dopo i 50 anni, dolore che sveglia di notte, febbre o anemia non sono “disbiosi”: vanno valutati subito.
Punti chiave
- La disbiosi non è una malattia con criteri diagnostici: è un’etichetta per dire che la flora è diversa da quella attesa, e nessuno sa ancora dire con precisione quale sia quella attesa.
- I test del microbiota fai da te non servono a diagnosticarla né a scegliere una cura, secondo il consenso internazionale del 2025.
- I sintomi attribuiti alla disbiosi (gonfiore, aria, alvo irregolare) sono comuni e aspecifici: possono dipendere da colon irritabile, intolleranze, celiachia, farmaci o altro.
- Varietà di vegetali e fibre sono le leve più concrete: nel progetto American Gut la varietà di piante consumate è risultata associata alla composizione del microbiota.
Cos’è la disbiosi intestinale
Con “disbiosi” si indica un’alterazione della flora batterica dell’intestino rispetto a quella di persone sane. Il problema è che il microbiota cambia moltissimo da persona a persona, e anche nella stessa persona da un mese all’altro.
Un’analisi pubblicata su Microbial Biotechnology spiega i limiti del concetto: molti studi che collegano disbiosi e malattie sono piccoli e solo osservazionali, e anche le analisi più sofisticate spiegano solo una piccola parte delle differenze fra un microbiota e l’altro (Brüssow, 2020). In altre parole, sappiamo che la flora conta, ma non sappiamo ancora disegnare quella ideale.
In pratica: quando qualcuno ti dice “hai la disbiosi”, chiedi su che base. Se la risposta è un test del microbiota acquistato online, la base è debole.
Disbiosi intestinale: sintomi
I sintomi che si attribuiscono alla disbiosi sono quelli di molti disturbi intestinali comuni, quindi da soli non dicono quale sia la causa:
- gonfiore e aria, soprattutto dopo i pasti;
- alternanza di stitichezza e diarrea, o feci irregolari;
- dolore o crampi addominali;
- sensazione di digestione lenta.
Le cause più frequenti di questi sintomi sono il colon irritabile, le intolleranze (al lattosio, per esempio), la celiachia, alcuni farmaci e i cambi di alimentazione. Per questo, prima di “riequilibrare la flora”, conviene parlarne con il medico, che può prescrivere gli esami utili, come quelli per la celiachia o la ricerca di sangue occulto.
Se il disturbo principale è il gonfiore dopo mangiato, trovi i consigli pratici in rimedi naturali per il gonfiore addominale.
I test del microbiota servono?
Per una diagnosi, no. Nel 2025 un panel internazionale e multidisciplinare di esperti ha pubblicato su Lancet Gastroenterology & Hepatology un consenso sui test del microbiota. Il punto di partenza è netto: le prove a sostegno della loro utilità clinica sono scarse, e un numero crescente di aziende li vende direttamente al pubblico senza regole condivise né valore dimostrato nella pratica, con il rischio di spreco di denaro e di scelte cliniche sbagliate (consenso internazionale, 2025).
Gli esami che il medico usa davvero sono altri: esami del sangue, ricerca di parassiti o di infezioni quando servono, test per celiachia e intolleranze, e nei casi indicati la colonscopia.
Cosa fare per l’intestino
Le leve con più prove sono quelle quotidiane, e valgono anche senza una diagnosi di disbiosi.
Varietà di vegetali
La varietà conta più della singola “dieta”. Nel progetto American Gut, che ha analizzato campioni di oltre 10.000 persone, la diversità di piante consumate è risultata associata alla composizione del microbiota più di etichette come “vegano” o “onnivoro”, che hanno spiegato poco (McDonald e colleghi, mSystems, 2018). Verdure, legumi, cereali integrali, frutta, frutta secca, semi ed erbe aromatiche diverse nella settimana sono il modo più semplice per aumentarla.
Fibre, ma con gradualità
Le fibre sono il cibo dei batteri intestinali. Per l’inulina di cicoria, una fibra prebiotica, l’Unione Europea autorizza l’indicazione sulla normale funzione intestinale con una maggiore frequenza delle evacuazioni, con 12 g al giorno (Regolamento UE 2015/2314). Le fibre vanno aumentate un po’ alla volta: un aumento brusco dà spesso gonfiore e aria nei primi giorni.
Probiotici solo con un obiettivo
I probiotici non sono tutti uguali: l’effetto dipende dal ceppo e dal disturbo. Ne parliamo in come scegliere un probiotico.
Antibiotici solo quando servono
Gli antibiotici modificano la flora intestinale. Non è un motivo per evitarli quando il medico li prescrive, ma è un motivo per non usarli senza prescrizione.
Se valuti un integratore
Un integratore non sostituisce le abitudini sopra, ma può avere senso come supporto. Fra i prodotti per l’intestino abbiamo analizzato Biotic Balance di Longy: contiene inulina, L-glutammina, glicina ed estratti vegetali come curcuma e boswellia, ma non contiene probiotici. Nella scheda trovi cosa dicono gli studi sui singoli ingredienti, perché le dosi non sono dichiarate e a chi è sconsigliato (per esempio a chi ha problemi di fegato o vie biliari, per la curcuma).
Domande frequenti
La disbiosi intestinale si cura?
Non esiste una cura della “disbiosi” in sé, perché non è una malattia con criteri precisi. Si trattano le cause dei sintomi, quando si trovano, e si lavora su alimentazione varia, fibre e stile di vita.
Quanto tempo ci vuole per riequilibrare la flora intestinale?
Non c’è un tempo valido per tutti. Il microbiota risponde ai cambiamenti di dieta, ma cambia anche da solo nel tempo. Quello che conta è mantenere le abitudini, non un ciclo di poche settimane.
Il test del microbiota può dirmi che probiotico prendere?
No. Secondo il consenso internazionale del 2025, i test venduti al pubblico non hanno un valore clinico dimostrato e non andrebbero usati per scegliere terapie.
Che differenza c’è fra disbiosi e colon irritabile?
Il colon irritabile è una diagnosi con criteri clinici precisi, fatta dal medico dopo aver escluso altre cause. La disbiosi è un’ipotesi sulla flora intestinale, non una diagnosi.
A cura di Alessandro Rivale per Curarsi al Naturale. Alessandro non è un medico: questo articolo riassume le fonti citate e non sostituisce il parere di un professionista sanitario. Ultimo aggiornamento: 8 ottobre 2026.


