Se stai pensando di integrare vitamina D perché è arrivato l’autunno, il calendario che hai in testa è sfasato di quattro mesi. Nell’unico studio recente su una popolazione italiana non supplementata, i valori medi più alti dell’anno cadono proprio in autunno, con il picco tra agosto e settembre. Il minimo arriva a febbraio. Il che ribalta la logica dell’integrazione stagionale: ottobre non è il mese in cui sei carente, è il mese in cui la fabbrica chiude e la riserva comincia a scendere.
Cosa dicono i dati italiani sui valori della Vitamina D?
Il lavoro più utile su questo punto viene da Verona, e ha una qualità che manca a quasi tutti gli altri: riguarda persone che non assumevano integratori.
Francesco Bertoldo e colleghi hanno misurato la 25-idrossivitamina D in 534 donatori di sangue sani, 268 uomini e 266 donne, tra i 18 e i 65 anni, nell’area urbana di Verona. Ecco l’andamento stagionale.
| Periodo | 25(OH)D media |
|---|---|
| Autunno | 70,0 nmol/L, circa 28,0 ng/ml (il valore più alto) |
| Estate | 68,8 nmol/L, circa 27,6 ng/ml |
| Primavera | 54,5 nmol/L, circa 21,8 ng/ml |
| Inverno | 48,3 nmol/L, circa 19,4 ng/ml (il più basso) |
| Media annuale | 57,0 nmol/L, circa 22,8 ng/ml |
Il picco assoluto si registrava tra agosto e settembre, a 83,0 nmol/L, circa 33,3 ng/ml, e il minimo a febbraio, a 43,7 nmol/L, circa 17,5 ng/ml. Sulla distribuzione dei valori: il 7,1% del campione era in carenza sotto 25 nmol/L, il 31,1% in insufficienza tra 25 e 49, il 61,8% in una fascia considerata ottimale sopra 50. Al momento del minimo stagionale, tra febbraio e marzo, la quota di persone sopra i 50 nmol/L scendeva al 41,5% (Nutrients, 2026).
Un’avvertenza sul campione: i donatori di sangue sono persone selezionate per buona salute, quindi non rappresentano la popolazione generale, e Verona si trova in un’area a inquinamento elevato della Pianura Padana, che è una variabile in più.
Quando si ferma la sintesi cutanea in Italia
La vitamina D si produce nella pelle sotto l’effetto della radiazione UVB, e la disponibilità di UVB utile dipende dalla latitudine e dal mese.
Anne O’Neill e colleghi hanno calcolato la disponibilità di UVB efficace per la vitamina D in Europa, da 35 a 69 gradi di latitudine nord, definendo come “inverno della vitamina D” i mesi in cui la dose media di UVB resta sotto la soglia di 1.000 joule per metro quadro. I risultati per latitudine:
| Latitudine | Durata dell’inverno della vitamina D |
|---|---|
| 35 gradi nord (Creta) | nessuno |
| 37-40 gradi nord (Atene, Salonicco) | 2 mesi |
| 47-55 gradi nord (Germania) | 4 mesi |
| 50-60 gradi nord (Irlanda, Regno Unito, Danimarca) | 5-6 mesi |
| 69 gradi nord (Tromsø) | 8 mesi |
Nello stesso lavoro le dosi di UVB superavano quella soglia solo da metà marzo e tornavano sotto nell’ultima parte di ottobre (Nutrients, 2016).
Lo studio non include siti italiani, quindi il trasferimento è un’interpolazione e va detto: l’Italia si distende da circa 36 a 47 gradi di latitudine nord, con Palermo intorno ai 38, Roma intorno ai 42, Milano intorno ai 45. Ne segue che al sud l’interruzione della sintesi è breve, nell’ordine di un paio di mesi, mentre al nord è plausibilmente di tre o quattro. È la spiegazione più diretta del perché a Verona il minimo cada a febbraio: la sintesi si spegne a fine ottobre e la riserva accumulata in estate si consuma nei mesi successivi.
Quindi in autunno bisogna integrare?
Non è una decisione che si prende guardando il calendario, e in Italia esiste un documento che spiega con precisione come si prende.
La Nota 96 dell’Agenzia italiana del farmaco definisce le condizioni in cui i farmaci a base di vitamina D sono rimborsati dal servizio sanitario e, soprattutto, dice quando misurarla. Il punto centrale è netto: esiste sostanziale concordanza sul fatto che la determinazione dei livelli di 25(OH)D vada eseguita solo in presenza di fattori di rischio, e lo screening esteso alla popolazione generale è considerato inappropriato. Il dosaggio non è un esame di routine.
La Nota 96 prevede la rimborsabilità senza necessità di dosaggio per alcune categorie, tra cui le persone istituzionalizzate, chi ha gravi deficit motori o è allettato a domicilio, le donne in gravidanza o allattamento e le persone con osteoporosi non candidate a terapia remineralizzante. Con dosaggio, le soglie che aprono la rimborsabilità variano per situazione: sotto i 12 ng/ml per le persone sintomatiche o con riscontro occasionale, sotto i 20 ng/ml per chi assume farmaci che interferiscono con il metabolismo della vitamina D o ha malassorbimento, sotto i 30 ng/ml in caso di iperparatiroidismo o di osteoporosi candidata a terapia remineralizzante.
Due conseguenze pratiche che vale la pena tenere.
La prima: le soglie usate negli studi e quelle usate per la rimborsabilità non coincidono. Lo studio di Verona classifica come carenza i valori sotto 25 nmol/L, cioè circa 10 ng/ml, mentre la Nota 96 lavora su soglie di 12, 20 e 30 ng/ml secondo il contesto clinico. Un numero da solo, senza il quadro clinico, non dice se serva integrare.
La seconda: comprare un pacchetto di esami online in ottobre non è una strategia. Se hai fattori di rischio, il dosaggio lo chiede il medico e lo interpreta insieme al resto. Se non li hai, il dosaggio non è indicato, e questo è scritto in un documento dell’agenzia regolatoria italiana, non in un’opinione.
Cosa si può fare senza prescrizione
- Esposizione solare ragionevole nei mesi in cui gli UVB ci sono, cioè da metà primavera a inizio autunno, senza arrivare all’eritema. È il canale che riempie la riserva su cui camperai in inverno.
- Attività all’aperto nelle ore centrali, quando l’angolo del sole rende gli UVB disponibili. A gennaio, a mezzogiorno, a 45 gradi di latitudine, la resa è bassa comunque.
- Alimenti che ne contengono: pesce grasso come sgombro, sardine e salmone, uova, alimenti fortificati dove esistono. Con la dieta media italiana l’apporto resta modesto, ed è onesto dirlo invece di suggerire che si risolva a tavola.
- Non fare sedute in solarium per la vitamina D. Gli apparecchi abbronzanti sono classificati come cancerogeni per l’uomo e non sono uno strumento di prevenzione.
E una precisazione che vale per tutti gli integratori: la normativa europea vieta di attribuire a un integratore la capacità di prevenire, trattare o curare una malattia. La vitamina D ad alte dosi è un farmaco e ha una soglia di tossicità, quindi la logica del “ne prendo di più per sicurezza” non è neutra.
Se sei arrivato qui partendo da una stanchezza che non passa, il percorso corretto è quello descritto nella guida sulla stanchezza cronica senza causa apparente: prima la visita, poi gli esami che il medico ritiene indicati, poi eventualmente la correzione. Sul modo in cui valutiamo le prove dietro i composti più venduti, il metodo è lo stesso che usiamo negli antiossidanti naturali.
Domande frequenti
In autunno la vitamina D è bassa?
No, in autunno è tipicamente al massimo dell’anno. Nello studio di Verona la media autunnale era 70,0 nmol/L, la più alta delle quattro stagioni, con il picco tra agosto e settembre. Il minimo cadeva a febbraio, a 43,7 nmol/L.
Quando conviene misurare la vitamina D?
Secondo la Nota 96 dell’AIFA il dosaggio va eseguito solo in presenza di fattori di rischio e non come screening di popolazione. Se ci sono, è il medico a richiederlo e a interpretarlo: il momento migliore per fotografare il valore più sfavorevole è la fine dell’inverno, non l’autunno.
Fino a quando il sole produce vitamina D in Italia?
Nel calcolo europeo la disponibilità di UVB utile scende sotto la soglia nell’ultima parte di ottobre e risale da metà marzo. In Italia la durata dell’interruzione è più breve al sud, dove per latitudini intorno ai 38 gradi si parla di circa due mesi, e più lunga al nord.
Quanti italiani hanno la vitamina D bassa?
Nel campione veronese di 534 donatori non supplementati il 7,1% era sotto 25 nmol/L e il 31,1% tra 25 e 49, mentre al minimo stagionale la quota sopra i 50 nmol/L scendeva al 41,5%. Il campione è però selezionato per buona salute e non rappresenta l’intera popolazione.
Serve integrare tutta la famiglia da ottobre a marzo?
Non è una decisione stagionale né collettiva. Le categorie per cui l’integrazione è prevista anche senza dosaggio sono definite dalla Nota 96, e per tutti gli altri la valutazione è individuale e passa dal medico, compresa quella dei bambini, che spetta al pediatra.
In sintesi
L’autunno non è il momento in cui la vitamina D è bassa: è il momento in cui smette di essere prodotta. Nei dati di Verona la media autunnale è la più alta dell’anno, a circa 28 ng/ml, e il crollo arriva a febbraio, intorno ai 17,5. La sintesi cutanea si interrompe a fine ottobre e riprende a metà marzo, per una durata che in Italia dipende dalla latitudine. Il dosaggio del sangue non è un esame di routine, e la Nota 96 dell’AIFA elenca in modo esplicito chi ha motivo di farlo e con quali soglie.
Come in tutte le guide di Curarsi al Naturale: prima si capisce come funziona il meccanismo, poi si decide. Su questo tema il meccanismo dice che l’autunno è il momento di aver già fatto le cose giuste, non quello dell’emergenza.
Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce il parere del medico. La misurazione della vitamina D e ogni integrazione vanno valutate dal medico curante.


