Perdere più capelli fra settembre e novembre è normale, ed è un fenomeno misurato in laboratorio, non un’impressione da specchio del bagno. Nelle persone sane la caduta stagionale dura qualche settimana, non lascia zone diradate e si riassorbe da sola. Il momento in cui vale la pena farsi vedere è un altro: quando si intravede il cuoio capelluto attraverso i capelli, quando compaiono chiazze nette, o quando la caduta prosegue oltre i tre o quattro mesi senza accennare a calare.
Perché in autunno cadono più capelli?
Ogni capello attraversa tre fasi. L’anagen è la crescita e dura anni. Il catagen è una transizione breve. Il telogen è il riposo, al termine del quale il capello si stacca e lascia il posto a quello nuovo. In condizioni normali i follicoli non sono sincronizzati fra loro, ed è il motivo per cui non restiamo calvi tre volte l’anno.
La sincronizzazione però non è perfetta, e segue la stagione. Randall ed Ebling hanno seguito per 18 mesi 14 uomini sani a Sheffield, misurando i parametri della crescita ogni 28 giorni: la quota di follicoli in fase di crescita toccava un picco sopra il 90% a marzo e scendeva fino al minimo dell’anno a settembre. Il numero di capelli persi faceva il percorso inverso, con il massimo fra agosto e settembre e una media di circa 60 capelli al giorno, più del doppio rispetto all’inverno precedente (British Journal of Dermatology, 1991).
Il dato regge anche sulle donne, e su numeri molto più grandi. Kunz, Seifert e Trüeb hanno analizzato sei anni di tricogrammi all’ospedale universitario di Zurigo: dopo aver escluso chi assumeva farmaci o aveva patologie note capaci di causare caduta, sono rimaste 823 donne. L’analisi ha mostrato una periodicità annuale con la quota massima di capelli in fase di riposo durante l’estate, un secondo picco meno marcato in primavera e i valori più bassi a fine inverno (Dermatology, 2009).
Il capello in telogen non si stacca il giorno stesso in cui smette di crescere: resta ancorato al follicolo per settimane. È questo sfasamento che porta il conto a presentarsi a fine estate e in autunno, quando i capelli entrati in riposo nei mesi caldi si staccano nel giro di poche settimane.
Due precisazioni oneste, perché servono a leggere bene i numeri. Il primo studio è piccolo: quattordici uomini, una sola città del nord dell’Inghilterra. Il secondo riguarda donne che si erano rivolte a un ambulatorio proprio perché lamentavano una caduta, quindi non è un campione della popolazione generale. Il fenomeno stagionale è documentato, la sua entità cambia parecchio da persona a persona.
Quanti capelli è normale perdere al giorno?
La soglia che trovi ovunque è quella dell’American Academy of Dermatology: fra 50 e 100 capelli al giorno rientrano nella normalità.
È un riferimento utile ma meno informativo di quanto sembri, per tre motivi pratici.
I capelli non cadono in modo uniforme nell’arco della giornata. Se ti lavi i capelli ogni tre giorni, nello scarico della doccia finiscono anche quelli che si erano già staccati e stavano semplicemente fermi fra gli altri. Il mucchio che vedi non è la perdita di una giornata, è quella di tre.
Il cuscino, la spazzola e il lavandino intercettano solo una parte del totale. Contare davvero significherebbe raccogliere tutto per 24 ore filate, cosa che nessuno fa e che comunque andrebbe ripetuta per giorni prima di poterne ricavare qualcosa.
C’è poi una domanda più utile del conteggio: i capelli che cadono vengono rimpiazzati? Si perdono capelli tutti i giorni della vita senza che la testa si diradi, proprio perché il ricambio funziona. Il problema nasce quando smette di tenere il passo.
Il metodo che funziona davvero a casa è più noioso e più affidabile: una foto al mese, stessa luce, stessa riga, stessa distanza. Il diradamento reale si vede confrontando settembre con dicembre, non guardandosi allo specchio la mattina dopo una doccia impressionante.
Come capire in trenta secondi se la caduta è attiva?
Esiste una prova che i dermatologi usano in ambulatorio e che puoi replicare in modo grossolano: il test della trazione.
Prendi una ciocca di capelli vicino al cuoio capelluto, chiudi le dita e falle scorrere fino alle punte con una trazione decisa ma senza strappare. Poi conta quanti capelli ti restano in mano. Secondo DermNet, normalmente si estraggono da zero a due capelli in fase di riposo, riconoscibili dal bulbo tondo e chiaro a un’estremità. Ripeti in quattro o cinque punti diversi della testa, compresa la nuca.
Se a ogni prova ne restano diversi in mano, e succede in tutti i punti che provi, la caduta in corso è più che di fondo. Se capita solo in un punto preciso, è un’informazione ancora più utile da portare a un medico, perché una caduta localizzata ha cause diverse da una diffusa.
Resta un orientamento, non una diagnosi. In ambulatorio lo stesso gesto viene affiancato all’esame del cuoio capelluto e, quando serve, al tricogramma.
Quanto dura la caduta stagionale?
Nessuno dei due studi sulla stagionalità fornisce una durata precisa in settimane, e conviene diffidare di chi la dà con troppa sicurezza. Quello che si può dire con i dati in mano è che la quota di capelli in crescita tocca il minimo intorno a settembre e poi risale, quindi l’onda si esaurisce nell’arco dell’autunno.
Per l’effluvio telogen vero e proprio, cioè la caduta che segue un evento preciso come una febbre alta, un parto, un intervento chirurgico, un dimagrimento rapido o un periodo di stress intenso, i riferimenti sono più solidi. DermNet indica che la caduta si nota fra i 2 e i 4 mesi dopo l’evento scatenante e che poi rientra gradualmente nell’arco di sei-nove mesi nella maggior parte dei casi. L’American Academy of Dermatology dà la stessa finestra di recupero.
La regola pratica che ne deriva è semplice. Se a dicembre stai ancora perdendo capelli come a settembre, non è più la stagione, ed è il momento di cercare la causa altrove.
Quando la caduta non è stagionale?
Cinque situazioni in cui la stagione non è la spiegazione, e la visita è la mossa giusta.
Chiazze rotonde e nette, completamente prive di capelli. Non è una caduta diffusa, ed è il quadro dell’alopecia areata. Va guardata da un dermatologo, prima è meglio è.
La riga che si allarga, oppure stempiature e vertice che arretrano. Qui spesso la caduta quotidiana è addirittura normale: il problema è che i capelli ricrescono più sottili e più corti a ogni ciclo. L’American Academy of Dermatology tiene distinte le due cose proprio per questo, perché perdere capelli e diradarsi sono fenomeni diversi con cause diverse.
Sintomi sul cuoio capelluto, che prude, si desquama, si arrossa o fa male. Quando la pelle sotto i capelli dà segnali, la caduta è una conseguenza e va trattata la causa.
Una caduta che dura oltre quattro o sei mesi senza mai rallentare.
Segnali che riguardano tutto il corpo: stanchezza che non passa con il riposo, mani e piedi sempre freddi, ciclo abbondante, unghie fragili. DermNet ricorda che funzione tiroidea, ferro, vitamina B12 e folati vanno corretti quando gli esami li trovano alterati. Il punto sta tutto in quel “quando li trovano alterati”: si parte dal prelievo, non dall’integratore. Se la stanchezza è il sintomo che ti pesa di più, abbiamo raccolto le altre piste da controllare nella guida sulla stanchezza cronica senza causa apparente.
Cosa funziona davvero e cosa no
Correggere una carenza che un esame ha documentato è l’unico intervento nutrizionale con una logica chiara. Se il ferro è basso e il prelievo lo dimostra, riportarlo a posto ha senso per molte ragioni, e i capelli sono una di queste.
Integrare alla cieca è un’altra storia, e la biotina è l’esempio più istruttivo visto che compare su quasi ogni confezione per capelli in farmacia. Una revisione della letteratura pubblicata su Skin Appendage Disorders ha cercato tutti i casi clinici e gli studi randomizzati disponibili e ne ha trovati 18: in ognuno dei pazienti che avevano tratto beneficio dalla biotina esisteva una patologia sottostante che spiegava la crescita difettosa. Gli autori concludono che le prove a sostegno dell’integrazione nelle persone sane sono insufficienti (Patel, Swink e Castelo-Soccio, 2017).
L’alimentazione conta, ma su tempi lunghi. I capelli sono in gran parte proteina, e un regime povero si vede sulla chioma con parecchio ritardo rispetto a quando è iniziato: nessun piatto agisce sulla caduta di questa settimana. Se vuoi ragionare sugli alimenti che sostengono la struttura del capello nel lungo periodo, ne abbiamo parlato negli alimenti utili per capelli più sani.
I gesti quotidiani aiutano poco ma non costano niente. Code e chignon molto stretti sollecitano l’attaccatura giorno dopo giorno, spazzolare partendo dalle punte evita di strappare i nodi, e i capelli bagnati vanno districati con più delicatezza perché sono più fragili. Lavarli meno spesso, invece, non riduce la caduta: sposta solo il conteggio a un altro giorno. Nello studio che ha ritarato i valori di riferimento del test della trazione, il momento dell’ultimo lavaggio non cambiava in modo significativo il numero di capelli estratti.
Un’ultima cosa sul metodo. Chi cambia shampoo, integratore e piega nella stessa settimana non saprà mai a cosa attribuire il risultato. Se decidi di provare qualcosa, provalo da solo e datti almeno tre mesi, che è il tempo minimo perché un capello nuovo diventi visibile.
Domande frequenti
Quanti capelli si perdono lavandoli o sotto la doccia?
Non esiste un numero di riferimento per singolo lavaggio, perché dipende da quanti giorni sono passati dal precedente. La doccia raccoglie anche i capelli già staccati che erano rimasti trattenuti fra gli altri, quindi chi si lava ogni tre o quattro giorni ne vede sempre molti di più di chi si lava tutti i giorni, a parità di caduta reale.
La caduta autunnale riguarda anche gli uomini?
Sì. Lo studio storico sulla stagionalità è stato condotto proprio su un gruppo di uomini, e mostrava il minimo di capelli in crescita a settembre. Negli uomini si sovrappone però più spesso all’alopecia androgenetica, che ha un andamento suo e non stagionale: se oltre alla caduta noti che le stempiature avanzano, sono due fenomeni distinti che stanno viaggiando insieme.
Gli integratori per capelli servono in autunno?
Servono se colmano una carenza che un esame ha effettivamente rilevato. Fuori da quel caso le prove sono deboli, come mostra la revisione sulla biotina. Prima del prodotto vengono il prelievo e, se la caduta è importante, la visita.
È vero che i capelli cadono nel “periodo delle castagne”?
Il modo di dire coglie qualcosa di reale: il picco di caduta misurato negli studi cade proprio fra fine estate e autunno, cioè nelle settimane a cui l’espressione fa riferimento. La spiegazione però non ha nulla a che vedere con le castagne, sta nel ciclo di crescita del capello che rallenta durante l’estate.
I capelli ricrescono dopo la caduta stagionale?
Nella caduta stagionale il follicolo non viene danneggiato: entra in riposo e poi riprende. Per vedere il risultato serve pazienza, perché un capello nuovo cresce di circa un centimetro al mese e la ricrescita diventa riconoscibile come una frangia di capelli corti lungo la riga solo dopo qualche mese.
In sintesi
La caduta autunnale è documentata da studi che l’hanno misurata, si concentra fra fine agosto e novembre, e nelle persone sane si esaurisce da sola senza lasciare diradamento. Il conteggio quotidiano dei capelli è il dato meno utile che puoi raccogliere. Le foto a distanza di mesi, il test della trazione e l’attenzione alle cinque bandierine rosse valgono molto di più.
Vale anche la regola che seguiamo in tutte le guide di Curarsi al Naturale: prima si capisce cosa sta succedendo, poi si sceglie il rimedio. Partire dal rimedio costa tempo e soldi, e su una caduta stagionale il verdetto arriva comunque solo dopo qualche mese.


