Tachipirina sciroppo, compresse e dosaggio

Tachipirina

La Tachipirina, spesso indicata come Paracetamolo, dal nome del principio attivo, è un prodotto farmaceutico che rientra a far parte degli analgesici ed antipiretici. Nel primo caso, viene utilizzato per trattare affezioni febbrili, ovvero influenza, malattie esentematiche ed affezioni in forma acuta del tratto respiratorio superiore.

Quando la Tachipirina viene somministrata come analgesico, combatte nevralgie, mialgie, manifestazioni dolorose di media entità di origine diversa e cefalea.

Tachipirina uso e dosaggio

La Tachipirina viene applicata principalmente per trattare stati febbrili e dolorosi. Essa è un buon sostituto dell’Aspirina, specialmente nei pazienti dove sono presenti dei problemi nel tratto digerente, oppure che stanno assumendo una terapia a base di anticoagulanti. Le sue proprietà antipiretiche ed analgesiche, sono paragonabili a quelli dell’Aspirina, ma gli effetti antinfiammatori sono piuttosto scarsi.

La Tachipirina è un farmaco ben tollerato, e non determina effetti collaterali a livello gastrico, ed inoltre, non necessita di prescrizione medica. Negli ultimi anni, la Tachipirina è stata molto utilizzata come farmaco di automedicazione. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, consiglia di somministrare tale farmaco nei bambini, solo in presenza di febbre elevata, che supera i 38 gradi.

Tachipirina bambini

Tachipirina bambini

Tachipirina bambini

La somministrazione della Tachipirina nei bambini, deve essere rispettata, e si basa principalmente sul loro peso corporeo, in maniera tale da scegliere la formulazione più adeguata. Sul foglietto illustrativo presente nella confezione, sono riportati i dosaggi in funzione del peso corporeo, e sono indicate a titolo di informazione. In presenza di ittero ad esempio, al di sotto dei 3 mesi, è necessario ridurre il dosaggio singolo per via orale.

Nelle persone adulte, la posologia massima per via orale corrisponde a 3000 mg di Paracetamolo al giorno. In caso di sovradosaggio accidentale, leggere il foglietto illustrativo e consultare il proprio medico o farmacista di fiducia. Solo medico curante, può valutare la necessità di un trattamento per oltre 3 giorni consecutivi.

Tachipirina (Paracetamolo) ed i suoi effetti collaterali

La Tachipirina, avendo proprietà antinfiammatori moderate, non è considerata dal punto di vista degli effetti indesiderati, un prodotto farmaceutico antinfiammatorio non steroideo, ovvero FANS.

Se vengono rispettate le dosi consigliate, esso non determina irritazioni delle pareti dello stomaco, né influisce sulla coagulazione e sulle funzionalità renali, anche se recenti studi, hanno evidenziato, che il sovradosaggio, potrebbe provocare complicazioni a livello gastrointestinale superiore, come il sanguinamento gastrico.

Come abbiamo introdotto, diversamente dall’Aspirina, la Tachipirina può essere somministrata anche in età pediatrica. Questo perché il suo consumo non è correlato al rischio di Sindrome di Reye, nei bambini che sono affetti da malattie virali.

L’impiego massiccio, può danneggiare diversi organi, in particolar modo i reni ed il fegato. In entrambi gli organi, la tossicità di tale farmaco non è causata dalla molecola, ma da uno dei suoi metaboliti. Il sovradosaggio del Paracetamolo a lungo andare, può provocare gravi danni alle cellule del nostro corpo, fino a condurle alla morte.

tachipirina

Negli Stati Uniti, l’overdose da Paracetamolo, è una delle cause della maggior parte delle chiamate che giungono ai centri antiveleni. La sintomatologia iniziale, può essere lieve e piuttosto vaga. Se non viene curata tempestivamente, il paziente potrebbe andare incontro ad insufficienza epatica e decesso nell’arco di pochi giorni.

La terapia in questo caso, ha lo scopo di eliminare il Paracetamolo dall’organismo, mediante la somministrazione di carbone attivo ed Acetilcisteina. In alcuni casi, potrebbe essere necessario il trapianto del fegato. Questo succede quando i danni del sovradosaggio sono gravi ed irreversibili.

Tachipirina in gravidanza ed allattamento

Tachipirina in gravidanza

Tachipirina in gravidanza

Grazie ai dati epidemiologici sulla somministrazione in dosi terapeutiche di Paracetamolo orale, non hanno evidenziato effetti indesiderati nelle donne in gravidanza, oppure sullo stato di salute del feto e del neonato.

Studi riproduttivi eseguiti mediante Paracetamolo, non hanno mostrato alcuna malformazione, oppure effetto feto-tossico. Nonostante questo, la Tachipirina, deve essere somministrata nel periodo della gestazione, solo dopo una valutazione attenta del rapporto che c’è tra il rischio ed i benefici.

Nel periodo dell’allattamento, il Paracetamolo presente nella Tachipirina, viene escreto dalle mammelle in piccolissime quantità. In alcuni bambini allattati al seno di mamme che hanno utilizzato tale farmaco, è stato evidenziato rash cutaneo. La somministrazione della Tachipirina tuttavia, è considerata compatibile con l’allattamento al seno. Il farmaco deve essere utilizzato sempre con la massima cautela nelle donne che allattano.

Rimedi naturali alternativi alla Tachipirina

Ecco alcune proposte che possono sostituire in maniera naturale la Tachipirina:

1. Belladonna: rimedio omeopatico utile quando si alza la temperatura corporea, oppure per il mal di testa dovuto a febbre e mal di denti.
2. Echinacea: ottima per aumentare le difese immunitarie indebolite a causa dell’influenza e di infezioni virali
–>> Qui trovi un articolo speciale sull’uso, le proprietà e la tisana all’Echinacea
3. Bagno caldo con fumenti ed olio essenziale: da aggiungere all’acqua al momento, perché tali prodotti evaporano velocemente. Si può utilizzare il Tea Tree, la lavanda, il pino scozzese e la maggiorana.
4. Arnica montana: potente antinfiammatori naturale, indicato per trattare i dolori influenzali


Tachipirina sovradosaggio

Cosa fare in caso di sovradosaggio di Tachipirina, cioè se per errore hai preso troppe compresse oppure sciroppo?

I sintomi da sovradosaggio da paracetamolo si sviluppa in tre fasi.

1a Fase sovradosaggio di paracetamolo

La prima inizia dopo poche ore dal sovradosaggio e presenta sintomi quali:

Questi sintomi vanno via dopo un paio di giorni di dieta molto leggera e riposo.

2a Fase sovradosaggio di paracetamolo

La seconda fase si sviluppa tra le 24 e le 72 ore in seguito al sovradosaggio e consiste dei sintomi di accresciuto danno epatico. In generale il danno avviene negli epatociti mentre metabolizzano il paracetamolo. L’aumentato danno epatico altera i marker biochimici della funzionalità epatica con un incremento di INR e transaminasi (alanina e aspartato).

Durante questa fase si può sviluppare insufficienza renale acuta, generalmente causata o da sindrome epatorenale o da sindrome da disfunzione multiorgano. In alcuni casi, l’insufficienza renale acuta può essere la prima manifestazione clinica dell’avvenuto avvelenamento. In questi casi è stato suggerito che il metabolita tossico sia prodotto in maggior quantità nel rene piuttosto che nel fegato.

3a Fase sovradosaggio di paracetamolo

La terza fase segue dai 3 ai 5 giorni, ed è caratterizzata dalle complicanze di una significativa necrosi epatica che porta ad insufficienza epatica fulminante con complicazioni quali difetti della coagulazione del sangue, ipoglicemia, insufficienza renale, encefalopatia epatica, edema cerebrale, sepsi, insufficienza multiorgano e morte.[18] Se il paziente sopravviva alla terza fase la necrosi epatica regredisce e la funzionalità renale ed epatica tornano ai livelli normali in poche settimane.[23] La gravità dell’avvelenamento da paracetamolo varia in relazione alla dose assunta ed al trattamento ricevuto.

Lascia un commento