Proteina C reattiva alta cause, sintomi e rimedi

La proteina C reattiva viene indicata con la sigla PCR e si tratta di un protide, ovvero di una proteina che nel caso si verifichi un’infiammazione può aumentare come quantità nell’organismo. La proteina C viene prodotta dal fegato ed è parte del gruppo delle proteine di fase acuta, che vengono sintetizzate quando è in corso un processo infiammatorio.

La funzione della proteina C è di legarsi alle cellule morte o che stanno morendo e di ‘marchiarle’ per indicare al sistema immunitario dove c’è bisogno di intervenire. Non a caso, questa proteina viene identificata come una vera e propria ‘sentinella’, che è in grado di individuare gli elementi ostili e di attivarsi quando si mettono in moto degli stati infiammatori che non sono correlati ai batteri, come ad esempio i tumori, le necrosi, anche le malattie reumatiche.

Proteina C reattiva alta cause

Proteina C reattiva alta cause

Proteina C reattiva alta cause

È interessante notare che i livelli di proteina C reattiva alta cominciano ad aumentare prima che compaiano i sintomi dell’infezione, quindi la febbre o il dolore e diminuiscono quando l’organismo è in fase di ripresa. Per monitorare le infezioni, l’esame che rivela l’equilibrio della proteina C reattiva è quindi utile e consigliato, anche se il suo limite è che non rivela dove l’infezione è in corso.

L’esame della proteina C reattiva viene quindi prescritto dal medico curante o dallo specialista con lo scopo di monitorare e diagnosticare l’eventuale andamento di un’infezione e le cause dell’aumento possono essere ricercate nelle malattie infiammatorie intestinali o pelviche, nelle autoimmuni come ad esempio il lupus e anche nella sepsi per citare alcuni esempi. In termini generali, la proteina C reattiva alta può indicare che sono in corso malattie autoimmuni, infettive e anche non necessariamente gravi, e malattie neoplastiche.

I valori alti sono indice di una infiammazione in corso e il monitoraggio aiuta a comprendere l’andamento positivo o negativo della infiammazione. Se l’infiammazione è moderata i valori possono essere compresi in media fra i 10-40 mg/L, mentre se i valori salgono fra i 40-200 mg/L è sintomatico di un’infiammazione attiva in corso di importanti valori.

È altresì importante considerare che la proteina C reattiva può alzarsi anche a seguito di infiammazioni batteriche o come conseguenza di ustioni gravi che coinvolgono aree estese del corpo.

Negli anni la proteina C reattiva è stata impiegata anche come indice per la valutazione del rischio cardiaco, sulla base che tale rischio si leghi a ragioni infiammatorie legate al colesterolo cattivo alto, il colesterolo LDL.

Ecco che la proteina C reattiva alta può essere intesa anche come indice della comparsa di problematiche cardiache anche gravi come l’infarto, la quale deve legarsi all’analisi di altri fattori di rischio per avere a disposizione una diagnosi completa e veritiera.

La proteina C reattiva può infine alzarsi anche per cause legate alla gravidanza, perché in questo stato i valori aumentano, soprattutto nelle ultime settimane di gestazione. La proteina aumenta altresì quando le donne stanno assumendo la pillola anticoncezionale e un’altra causa da considerare è l’età, perché la proteina C reattiva tende ad aumentare con il passare degli anni. Anche l’obesità è una causa dell’aumento naturale della proteina C reattiva che, in questo caso, si lega all’aumento dei livelli basali.

Proteina C reattiva alta cosa fare

Se la proteina C reattiva indica la comparsa di un’infezione, per abbassare i valori è indispensabile agire sulla stessa infiammazione attraverso le cure necessarie che possono essere attuate con terapia farmacologica a base di cortisone o di antibiotici a seconda del caso da trattare. In caso di malattie cardiache vengono anche somministrate le statine che risultano efficaci nel contrasto della proteina C reattiva alta e del colesterolo cattivo LDL.

In caso di infiammazione in corso è quindi indispensabile seguire le indicazioni del medico curante o dello specialista per attuare la terapia farmacologica adeguata per bloccare l’infezione in corso, a seconda della causa che l’ha scatenata.

Per abbassare questa proteina vi sono quindi delle pratiche di vita sana e delle salutari abitudini che le persone possono mettere in atto nella vita di ogni giorno. Si tratta di pratiche buone, che lavorano per scongiurare sia la comparsa delle infezioni, che per operare nella loro diminuzione.

Nel dettaglio si tratta di praticare dell’attività fisica costante, soprattutto se c’è la necessità di perdere peso in eccesso. A ciò fa seguito l’adozione di una dieta sana ed equilibrata e in grado di ridurre il colesterolo cattivo, quindi priva di grassi e basata sull’assunzione di cibi amici del sistema cardio vascolare, come la frutta, la verdura e gli alimenti che contengono sali minerali preziosi e acidi grassi come l’omega 3 e l’omega 6.

Smettere di fumare e ridurre sensibilmente il consumo di alcolici sono pratiche da mettere in atto quando bisogna abbassare i livelli di proteina C reattiva e si inseriscono nell’ottica di uno stile di vita buono e salutare.

Proteina C reattiva valori normali

Nei soggetti sani, i valori di proteina C reattiva normali sono inferiori a 8 mg/L. Di base le donne tendono a dimostrare dei valori di proteina C reattiva leggermente superiori rispetto agli uomini e il valore aumenta generalmente con il passare degli anni.

I valori di questa particolare proteina aumentano solitamente entro due ore dalla comparsa dell’evento infiammatorio e, in casi gravi, possono raggiungere anche la quantità 50mila volte più alta rispetto alla norma, dove il picco viene raggiunto dopo 48 ore dall’inizio del processo infiammatorio.

In assenza di infezione e in fase di guarigione, la proteina C reattiva inizia a diminuire sensibilmente entro 18 ore in media, assestandosi a livelli normali nelle ore seguenti.

Se si desidera intendere la proteina C reattiva come indice per le malattie cardiovascolari, la scala di valori intende che sotto 1 mg/L vi è basso rischio, da 1 a 3 mg/L il rischio è moderato, mentre sopra i 3 mg/L il rischio può essere considerato elevato.

Questi parametri sono, in ogni caso indicativi e devono essere discussi e analizzati con il medico di base o con lo specialista cardiologo, soprattutto dai soggetti che presentano elevati fattori di rischio e concomitanza di problematiche quali ad esempio il colesterolo alto, i trigliceridi alti e trascorsi di problematiche al sistema cardiovascolare.

Lascia un commento