Fascite plantare cause, sintomi e terapie per curarla

Questo articolo è stato scritto per Curarsi al naturale da Alex Prata, fisioterapista specializzato nel trattamento della Fascite plantare ed autore del sito fasciteplantare.net, un portale interamente dedicato a questa patologia e come curarla senza ricorrere a farmaci o interventi chirurgici.

Fascite plantare: cosa è

Si tratta di una patologia infiammatoria del tessuto fibroso che si trova sotto la pianta del piede. In molti casi, se trascurata o non trattata adeguatamente, può degenerare in una fasciosi, cioè una patologia degenerativa con un danno strutturale dei tessuti.

fascite plantare

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Sintomi

Il sintomo principale è un dolore insidioso alla pianta del piede. Può presentarsi come un dolore lieve che spesso si tende erroneamente a trascurare, oppure può essere un dolore intenso e così forte da impedire anche la deambulazione.

In genere il dolore e la rigidità sono maggiori al mattino e tendono a diminuire leggermente durante la giornata.

Cause

La principale causa scatenante della fascite plantare sono i microtraumi ripetuti cioè dei piccoli traumi e sollecitazioni di cui non ci rendiamo conto, ma che vengono inesorabilmente ripetute in maniera costante nel tempo e che vanno quindi pian piano a danneggiare la fascia plantare.

Si tratta infatti di una patologia estremamente frequente negli sportivi ed in particolare nei corridori.

Tra i vari fattori di rischio giocano un ruolo importante:

Obesità. Ovviamente maggiore è il peso che il piede deve sopportare e maggiori saranno le sollecitazioni al livello della fascia plantare.

Età. L’incidenza di fascite plantare aumenta al di sopra dei 40 anni.

Sesso. Le donne sono più frequentemente colpite degli uomini.

Utilizzo di scarpe inadeguate. Scarpe coi tacchi o con una suola particolarmente rigida, come ad esempio le scarpe antiinfortunistiche, possono contribuire a danneggiare la fascia plantare.

Altre patologie concomitanti come il diabete, problemi di postura, piede piatto, piede cavo o una scarsa elasticità del tendine d’Achille.

Cosa fare?

Di certo la cosa più importante da NON fare è trascurare il problema, soprattutto se il dolore persiste oltre le due settimane.

Essendo la fascite plantare una patologia che frequentemente ha un esordio subdolo, che si manifesta con un dolore di lieve entità, si tende spesso a non dargli l’importanza dovuta.

Se si interviene precocemente una fascite può essere curata facilmente ed in poco tempo, ma trascurandola è facile andare incontro ad una degenerazione della fascia plantare, ed a quel punto il trattamento diventa molto più difficile e più lungo.

E’ quindi fondamentale rivolgersi al medico il più precocemente possibile, per avere una diagnosi corretta sulla quale poter basare un piano di trattamento adeguato.

In genere, il medico giunge facilmente ad una diagnosi di fascite plantare attraverso una semplice valutazione clinica.

In caso di dubbi o qualora sia necessaria una diagnosi differenziale, il medico può avvalersi di esami strumentali come radiografie, ecografie e TAC.

Farmaci?

I farmaci più frequentemente utilizzati (spesso in modo erroneo) nel trattamento della fascite plantare sono cortisone, FANS (Farmaci Antiinfiammatori Non Steroidei) e antidolorifici.

Purtroppo però, questi trattamenti farmacologici non sono quasi mai risolutivi in quanto agiscono sui sintomi, ma non sulla causa del problema. Possono avere un beneficio sul dolore e sull’ infiammazione ma non hanno nessun effetto sulla riparazione e la rigenerazione dei tessuti. Il cortisone addirittura ha effetti deleteri e può favorire la degenerazione dei tessuti danneggiati.

Riabilitazione/trattamenti

Nel trattamento riabilitativo della fascite plantare sono di certo utili:

Massaggi per eliminare contratture e Trigger Point che impediscono il corretto afflusso di sangue alle zone danneggiate e rappresentano quindi un ostacolano per la guarigione.

Tecniche di fibrolisi per eliminare il tessuto cicatriziale che si accumula nella fascia plantare.

Terapie biostimolatore (Tecar e onde d’urto), per favorire la rigenerazione e la riparazione dei tessuti danneggiati.

Stretching per allungare e rendere più elastici e più forti sia la fascia plantare che i muscoli circostanti. E’ importante precisare che lo stretching va inserito nel piano riabilitativo soltanto una volta che le contratture siano state eliminate, altrimenti si rischia di peggiorare la situazione e provocare ulteriori traumi ai tessuti già sofferenti.

Terapie fisiche come ionoforesi, TENS, laser, eccetera, risultano praticamente inutili per lo stesso motivo dei farmaci, cioè agiscono sui sintomi, ma non sulla vera causa scatenante del problema.

Operazione

La chirurgia è considerata come l’ultima scelta, infatti diversi studi hanno dimostrato come il 95% dei pazienti con fascite plantare guarisce nel giro di 12 mesi con trattamento conservativo, quindi senza ricorrere all’intervento chirurgico.

Anche l’accademia dei chirurghi ortopedici americana (AAOS), ha dichiarato che, nella fascite plantare, l’intervento chirurgico deve essere considerato solo nei casi in cui non vi siano stati risultati significativi dopo 12 mesi di trattamento conservativo.

Rimedi naturali

Come sempre i rimedi naturali possono essere un ottimo coadiuvante per facilitare ed accelerare la guarigione. Tra i più utili troviamo:

Il riposo attivo, che consiste nell’evitare tutte quelle attività che sollecitano il piede, come la corsa, i salti e in casi gravi anche la deambulazione.

La differenza tra riposo attivo e riposo assoluto è che nel riposo attivo non è necessario stare fermi a letto, ma è utile comunque muoversi ed allenare magari la parte superiore del corpo oppure fare attività che non comportino una sollecitazione del piede, come può essere ad esempio il nuoto.

Proteggere il piede utilizzando scarpe comode, come ad esempio scarpe da ginnastica di categoria A3 o contenendo il piede con particolari tecniche di Taping.

Massaggio. Un massaggio a livello del polpaccio e della pianta del piede aiuta a sciogliere le contratture ed aumenta l’afflusso di sangue nelle zone danneggiate. Un corretto afflusso di sangue è necessario per portare le sostanze nutritizie necessarie a favorire la guarigione.

Pomata all’arnica. Ha azione antiinfiammatoria, dilata i capillari, aumenta il flusso sanguigno e di conseguenza aiuta la guarigione.

Alternare caldo e freddo, ad esempio immergendo il piede alternativamente in una conca di acqua calda e poi in una di acqua fredda, aiuta ad eliminare le sostanze di scarto e quindi favorisce la riparazione.

Lo stretching del polpaccio e della fascia plantare può essere utile, ma come già detto nel paragrafo sulla riabilitazione, va introdotto nel trattamento soltanto dopo aver eliminato contratture e tessuto cicatriziale.

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