Alghe commestibili: ricette per cucinarle

Alghe commestibili

Amante della cucina etnica ma soprattutto della cucina naturale? Scopri l’importanza delle ricette per cucinare alghe commestibili e germogli nella tua alimentazione quotidiana.

cucinare con alghe

Alghe e germogli compaiono da alcuni anni anche negli scaffali della grande distribuzione, merito probabilmente della diffusione di ristoranti cinesi e giapponesi più che di una rinnovata cultura alimentare. Ma sono alimenti che dovremmo assolutamente riscoprire e inserire nella nostra cucina, date le inconfutabili proprietà nutrizionali.

E’ davvero possibile Cucinare con le Alghe commestibili?

Le alghe possono essere aggiunte alle zuppe di legumi per renderli più digeribili, o utilizzate come insaporitori per una grande varietà di piatti. Le ho trovate in commercio in una comoda confezione a saliera e aggiunte al gomasio.

Il sapore, la consistenza e l’odore sono indubbiamente particolari e richiedono un iniziale adattamento del nostro palato, ma ne vale decisamente la pena considerando il loro abbondante contenuto in proteine vegetali, vitamine e sali minerali, in particolare ferro e calcio, tutti in forma altamente assimilabile.

Non a caso i giapponesi, che ne fanno largo consumo, sono tra i popoli non solo più longevi ma anche più sani della terra, con una bassissima incidenza di problemi cardiovascolari, tumori, osteoporosi e problemi della menopausa, e la quasi assenza di patologie autoimmuni come la sclerosi multipla.

Consiglio di cominciare dalle alghe più delicate come le wakame e le kombu nelle zuppe e le ijiki nelle insalate. I più intrepidi possono provare le nori, reidratate e consumate su un pezzetto di pane di segale tostato: un toccasana per il sistema immunitario.

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I germogli sono un ottimo modo di approvvigionarsi di vitamine, minerali, enzimi e oligoelementi, perché contengono tutti i nutrienti dell’embrione, fondamentali per lo sviluppo.

Sono quindi non solo più digeribili dei semi da cui derivano ma soprattutto più attivi biologicamente: se il seme è la fase quiescente della pianta, in cui tutte le sue attività sono come “addormentate”, il germoglio rappresenta invece la fase di massimo lavoro, in cui le proprietà del seme si risvegliano ed esplodono per dare vita ad una nuova pianta.

Il germoglio (ecco un libro di ricette con i germogli) è quindi vita al suo massimo livello di attivazione!

Ma non dobbiamo pensare a quei tristi e mollicci germogli di soia che troviamo inscatolati: possiamo ricavare germogli da tutte le leguminose (piselli, ceci, cicerchie, fagioli, alfa alfa), crucifere (tutta la famiglia dei cavoli ma anche senape, crescione, rapanello) e cereali.

È sufficiente acquistare un germogliatore (ecco un esempio), con una cifra tra i 20 e i 30 euro. Ne consiglio l’acquisto perché i metodi fai da te sono brigosi e i germogli rischiano di ammuffire.

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Con il germogliatore (volendo puoi preparare un germogliatore fatto in casa) è sufficiente ammollare i semi per 3-8 ore secondo le loro dimensioni e poi sciacquarli e stenderli sulle apposite griglie, facendo in modo che non si sovrappongano. Il risciacquo va ripetuto una o due volte al giorno, nell’arco di 3-5 giorni si ottengono i germogli.

Prima di consumarli è importante risciacquarli ancora alcune volte, per eliminare i residui del processo di germinazione che potrebbero essere tossici. Li si può anche scottare velocemente in padella ma senza cuocerli per non perdere importanti nutrienti.

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7 Comments

  1. Elisa
  2. Michele Nardella
  3. Dario
  4. fabrizio
  5. mimmo
  6. roberta

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